Banco Bpm studia contromosse all’offerta Unicredit
Giuseppe Castagna, Ceo di Banco Bpm, da quando la sua banca è stata oggetto dell’offerta pubblica di scambio annunciata da Unicredit, passa molto più tempo a Roma che nel suo ufficio di Milano.
Dell'inviato Giuseppe Failla, pubblicista italiano di finewsticino.ch
L’obiettivo è quello di cercare di allargare la base di consenso all’interno della maggioranza. Oggi può contare sull’appoggio incondizionato del leader della Lega, Matteo Salvini, che aveva benedetto la nascita del terzo polo bancario composto da Banco Bpm, Anima (società su cui il Banco Bpm ha lanciato un’Opa), e, a tendere, il Monte dei Paschi di Siena, di cui ha in pancia il 10% circa.
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, leghista anch’egli ma ormai da tempo lontano delle posizioni del leader Salvini, si è limitato a ricordare che il Governo può usare il «Golden Power», una posizione poco più che diplomatica che gli ha consentito di non scendere nell’agone.
Castagna sta cercando di coagulare intorno a sé quante più anime del centrodestra possibile. Uno dei grimaldelli è la coalizione che ha consentito al centrodestra di prendere il potere a Siena. In particolare, il sindaco del capoluogo toscano, Nicoletta Fabio, è indicata come uno dei maggiori supporter dell’operazione Banco Bpm.
Tentazione senese
I legami fra banca e città senese, in termini di partecipazioni azionarie, sono recisi da tempo.
Ma il presidente del Monte dei Paschi, Nicola Maione, è stato fortemente voluto dalla Lega in modo da affiancare al Ceo Luigi Lovaglio, una figura di spessore in grado di tutelare gli interessi leghisti senza fare pasticci come quelli che fece il Pd in queste zone negli anni passati e che hanno contribuito non poco al dissesto della banca.
Evidentemente in molti tifano per l’accelerazione del matrimonio fra Banco Bpm e B.Mps per dare a Siena un futuro nel terzo polo bancario.
Una sostanziale immobilità
Il gioco d’anticipo di Andrea Orcel ha messo all’angolo Banco Bpm che è condannato a una sostanziale immobilità dalle norme e che regolano il «passivity rule» e che impediscono a una società sotto offerta di fare incrementare il proprio valore per rendere la scalata troppo onerosa, disinnescandola.
Non c’è dubbio che un’eventuale mossa del Banco Bpm su Siena sarebbe molto difficile da fare convivere con la normativa, ma è altrettanto vero che i legali della banca stanno studiando ogni possibile escamotage per consentire a Giuseppe Castagna di uscire dall’assedio.
Un passaggio essenziale sarà lo studio approfondito del prospetto dell’offerta Unicredit, una volta che questo sarà depositato in Consob, come previsto della legge.
Ruolo Caltagirone
Ma Roma non è solo la sede del Governo, ma è anche la città in cui vive Francesco Gaetano Caltagirone che è più che convolto nella vicenda visto che ha in pancia, tra l’altro, il 5,02% del Monte e il 5,3% di Anima (e secondo indiscrezioni di stampa sarebbe pronto a salire al 9,9%).
Il legame di Caltagirone con l’attuale Governo è noto anche se l’imprenditore è ascrivibile agli amici del cerchio magico di Giorgia Meloni e non certo di Salvini. In effetti, è impossibile che Caltagirone faccia affari che non piacciono alla Meloni, ma è anche vero che il Presidente del Consiglio ha finora adottato solo un atteggiamento pilatesco in tutta la vicenda.
L’ipotesi di una fusione
Qualora non dovesse concretizzarsi l’ipotesi di una fusione con Banco Bpm, ci sarebbe da trovare una soluzione stabile per l’azionariato del Monte.
A Roma non si esclude che alla fine la banca possa essere affidata proprio a Caltagirone, replicando lo schema che ha portato nel recente passato la famiglia Malacalza ad assumere il controllo di Banca Carige o che ha portato Andrea Pignataro a essere chiamato a consolidare il capitale della Cassa di Risparmio di Volterra, di cui controlla poco meno del 30%.
Unicredit e Azimut
Nelle sale operative in molti ricordano che Unicredit potrebbe, qualora sfumasse il deal Banco Bpm, consolarsi con Azimut e con gli sportelli che dovessero essere in esubero dalla fusione fra Banco Bpm e Monte.
Unicredit e Azimut son io legate da due anni da una partnership commerciale nell’asset management. Tra l’altro Azimut, nei giorni scorsi, ha rimborsato un bond da 500 milioni di euro e oggi si trova nell’invidiabile posizione di non avere di fatto una posizione debitoria.