La Popolare Valtellinese mette a segno il bilancio migliore della sua lunga storia. Comprarla diventa sempre più caro. Bene la controllata svizzera.

Dell'inviato Giuseppe Failla, pubblicista italiano di finewsticino.ch

Alberto Pedranzini, consigliere delegato e direttore Generale della Popolare di Sondrio, sa che l’unico modo per allontanare il momento in cui la sua creatura verrà inglobata da un’altra banca è quello di renderla sempre più cara. E con i risultati 2023, i migliori in 150 anni di storia, l’asticella è stata alzata al livello più alto possibile.

Nel dettaglio l’utile netto è stato pari a 461,2 milioni di euro, in crescita dell’83,5% rispetto all’anno precedente. La banca ha poi deciso di alzare il payout ratio al 55%, rispetto al 50% previsto dal Piano strategico, corrispondente a un monte dividendi di circa 254 milioni di euro.

Robusto contributo

«I risultati record testimoniano la capacità del Gruppo Banca Popolare di Sondrio di sapersi adattare con successo ai mutevoli contesti di riferimento, azionando opportunamente le leve operative identificate, a suo tempo, con l’elaborazione del Piano Industriale 2022-2025 Next Step», ha spiegato il Ceo.

Di assoluto rilievo gli indicatori tipici del business bancario. Il margine di interesse si è attestato a 937 milioni, in aumento del 37,6% rispetto al 31 dicembre 2022 mentre il margine d'intermediazione è salito a 1,47 miliardi di euro dagli 1,07 miliardi dell’esercizio precedente. Ai hanno dato un robusto contributo le società controllate e collegate.

I risultati economici conseguiti da Bps Suisse e Factorit ammontano a complessivi 61,5 milioni di euro a fronte degli 41,6 milioni di euro del periodo di confronto con un incremento del 47,8%.

Unipol premiata

Pedranzini, che da decenni naviga le acque agitate della finanza italiana, sa perfettamente che, in questa fase storica, Unipol è il miglior azionista che poteva capitargli.

E’ vero che il suo amministratore delegato Carlo Cimbri punta a un’integrazione con l’altra controllata bancaria Bper, l’assicurazione possiede il 20% di entrambi gli istituti. Pedranzini sa che, pur essendo Unipol ricca e capiente, i suoi soci non consentiranno che la campagna bancaria generi un extra-indebitamento né tantomeno che possano essere intaccate le riserve. Questo significa che ogni matrimonio potrebbe avere effetti diluitivi anche sull’attuale maggiore azionista.

E questo, strategicamente, è un possibile vantaggio che un eventuale matrimonio con Unicredit non avrebbe. Ed è per questo che le parole del manager sulla cedola suonano anche un po’ ruffiane verso l’assicurazione bolognese.

Mettere in dubbio la solidità della banca

«Gli utili sono stati buoni, l'anno è stato eccezionale, e la nostra valutazione a livello di consiglio è stata quella di premiare l'azionista fedele, che segue la banca nella propria attività e sviluppo, migliorando il payout, che va oltre il 50% che avevamo rappresentato nel piano industriale» ha dichiarato Pedranzini.

«Gli investitori ci danno fiducia, ma il capitale deve essere remunerato anche col dividendo», ha spiegato. «Nella nostra storia abbiamo sempre distribuito il dividendo, anche quando era poco, perché in caso contrario avremmo indotto i nostri investitori a mettere in dubbio la solidità della banca. Abbiamo cercato di fare sempre il massimo del possibile, in questi ultimi anni abbiamo un po' sofferto nel limitare il pay-out per far fronte al derisking e alle difficoltà del momento, ma in questa annata buona riteniamo che sia bene tornare alle vecchie regole».

Non si ipoteca futuro

Pedranzini non ha risposto alla domanda di un analista che gli chiedeva se il nuovo dividendo possa essere ipotizzato anche per i gli anni a venire.

«Quest'anno è andata così e auspichiamo di ripetere il successo di quest'anno, e quindi non penso che potremmo smentirci anche nel livello del dividendo. Però ogni cosa deve essere contestualizzata e la nostra guidance di lungo corso ci ha sempre permesso di soddisfare gli stakeholder, in particolare in questo caso gli shareholder», ha concluso.